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Il disegnatore "Bazar" ricrea gli scorci di Calice Ligure

La Piaggio a Finale

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La nascita della Piaggio a Finale Ligure

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La Piaggio a Finale

Piaggio a Finale

Anche se l’azienda Piaggio non è collocata nel territorio del Comune di Calice Ligure,  mi sembrava giusto inserire queste notizie nel mio sito. La Piaggio penso non sia solo dei finalesi, ma appartenga a tutto il comprensorio della provincia.

Non ricordo il giorno preciso in cui mi trovavo in archivio a Finalborgo, presi fra le mani, per la prima volta, il faldone n° 4/445 relativo all’ex comune di Finalmarina; è certo però che da allora, ogni volta che l’impegno dell’archivio mi consentiva una pausa, la mia attenzione era attratta in modo quasi irresistibile a quella cartella. Incominciai a scandagliare i vari fogli, da prima per pura curiosità, poi con entusiasmo e con passione sempre più crescenti, quelle carte poco a poco, stavano diventando parte di me, le sentivo mie, come se mi fossero appartenute da sempre, e forse lo erano veramente in quanto riguardavano l’azienda nella quale lavoravo da circa trent’anni, divenuta appunto una seconda famiglia. Attraverso letture e riletture dei documenti mi potei calare poco per volta nell'atmosfera e nella realtà dell'epoca. Ebbi modo di capire, di rivivere e di ripercorrere le varie tappe della vita della fabbrica: la grave crisi economica di Finalmarina all'inizio del secolo XX; l'operato intelligente, geniale e coraggioso dell'Amministrazione Comunale, che volle fortemente e pagò per la realizzazione del progetto; la decisione di Rinaldo Piaggio di scegliere l’area di Finalmarina giunta dopo molteplici trattative, anche riservate con il sindaco Saccone, e attratto dall’offerta consistente dell’Amministrazione Comunale (sussidio ed agevolazioni sui dazi).

 

 

Ora, dopo oltre 100 anni, si parla della trasformazione delle aeree a seguito del trasferimento della fabbrica a Villanova d’Albenga, personalmente mi dispiace, probabilmente per il fatto che sono stato un “Piaggista”.  Penso però sia doveroso ricordare quanto questa fabbrica ha significato per tutto il finalese e soprattutto per i suoi abitanti. La Piaggio sarà sempre, in modo indelebile, parte integrante della nostra storia e la realizzazione in quelle aree di un museo, con tutti i modellini degli aerei ed  i documenti storici relativi alle sue attività, sia un atto  dovuto hai nostri predecessori.

 

 

L'impianto di uno Stabilimento Industriale in Finalmarina

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Sul finire del secolo XIX il paese di Finalmarina attraversava una crisi economica di particolare gravità. La costruzione della linea ferroviaria, avvenuta intorno al 1870, aveva inferto un duro colpo all' industria della navigazione di piccolo cabotaggio che rappresentava la principale fonte di reddito; da parecchi anni la pesca si svolgeva in condizioni difficili e modesta era anche l'agricoltura a causa della ristrettezza dei fondi coltivabili. Da tale stato di cose derivò, inevitabilmente, un forte movimento migratorio verso la vicina Francia.

L' Amministrazione Comunale non poté non farsi carico della grave situazione, s'impegnò con decisione e risolutezza per la rinascita del paese ed intravide la possibilità di un risveglio economico nell'impianto in zona di uno stabilimento industriale. Non fu fissata la natura dell' industria che avrebbe dovuto sorgere: era sufficiente che non producesse inquinamento, che non fosse nociva alla pubblica igiene e che assicurasse un lavoro costante ad un minimo di 150 operai. Vennero tuttavia riconosciute le effettive difficoltà di una tale installazione in Finalmarina, sia per le condizioni locali, sia per le aree e sia per la lontananza dai centri di produzione e di consumo. Ci si rese conto che era estremamente necessaria, per non dire indispensabile, un'azione forte, un'iniziativa intelligente e coraggiosa: l'appoggio ed il concorso finanziario dell' Ente Comunale.

Il 10 gennaio 1900 il Consiglio, presieduto dal Sindaco Cav. Ferdinando Barralis, deliberò un premio non superiore a Lire 150.000 (cifra ragguardevole per il tempo) a favore dell' industriale o della società che avesse avviato un'importante industria sul territorio.

Fu data vasta pubblicità alla deliberazione consiliare pubblicando un avviso in molti giornali, tra cui il Corriere della Sera di Milano, la Gazzetta del Popolo di Torino, la Tribuna di Roma. La cittadina di Finalmarina e la sua intraprendenza divennero così popolari in molte parti d' Italia ed anche all' estero; numerose furono infatti le proposte inviate da varie Ditte.

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La Società "OFFICINE DI FINALMARINA"

Trascorsero ben sei anni prima che l'Ente Comunale riuscisse a concludere il contratto per l'installazione di uno stabilimento industriale in Finalmarina; toccò all' Amministrazione presieduta dal Sindaco Nicolò Saccone portare avanti la complessa trattativa e concordare le condizioni e gli obblighi reciproci.

Fu accolta la proposta riguardante un impianto per la costruzione e la riparazione di veicoli ferroviari, avanzata in data 27 dicembre 1905 dai Signori DAGNINO, HAUPT e MOLINARI, per conto proprio e come promotori di una Società da costituirsi. In precedenza, prima dell'offerta scritta, erano intercorse varie trattative verbali con visite sul posto.

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Le necessarie deliberazioni consiliari furono adottate il 7 e 18 gennaio 1906 ed ancora il 3 marzo dello stesso anno. Infine la Giunta Municipale, in seduta del 6 maggio successivo, approvò lo schema del contratto.

Il giorno 5 giugno 1906 si svolse in Finalmarina un incontro tra il Sindaco Saccone ed il Signor Rinaldo Piaggio di Sestri Ponente; in quella circostanza furono consegnate al Sindaco Lire 5.500 a garanzia dell' imminente regolarizzazione dell'accordo; una parte della somma servì per l'estimo dei terreni  occupandi e per l'indennizzo ai coloni. In data 9 giugno 1906 si costituì in Genova, con atto notaio Paolo Cassanello, la Società "OFFICINE DI FINALMARINA", Società Anonima per la costruzione di veicoli ferroviari, con sede in Genova, Piazza Campetto n.7. Capitale sociale Lire 1.000.000, capitale versato Lire 300.000. Facevano parte della Società i Signori Haupt (che diventerà Direttore Amministrativo delle Officine) e Molinari, non vi figurava invece l'industriale Dagnino. Il Signor Rinaldo PIAGGIO ebbe la nomina a Presidente del Consiglio di Amministrazione.

Il giorno 30 LUGLIO 1906, davanti al notaio finalese Raimondo Anfossi, avvenne la regolare stipulazione del contratto per l'impianto industriale in Finalmarina. Il Comune era rappresentato dal Sindaco Nicolò Saccone, la Società Officine di Finalmarina dal suo Presidente Rinaldo Piaggio. Con tale atto notarile fu scritto finalmente l'atto di nascita dell' industria finalese. Se ne riassumono i punti essenziali:

Concessione da parte del Comune di un sussidio di Lire 170.000 pagabili in quindici rate annuali posticipate: Lire 15.000 annue per i primi quattro anni di esercizio e rate da Lire 10.000 ciascuna per gli altri undici anni.

Inizio dell' attività entro un anno dalla data della convenzione.

Numero degli occupati, operai e capi operai di sesso maschile, non inferiore alla media di 150 per giorno; almeno quattro quinti con età superiore agli anni 18.

Invio al Comune dell'elenco nominativo degli operai e di un estratto del libro paga.

Comunicazione scritta al Sindaco dell' inizio del funzionamento regolare dello stabilimento.

Esenzione, per tutta la durata del contratto, del dazio comunale per le materie necessarie all' esercizio dell' industria introdotte e messe in opera nello stabilimento, come pure per i combustibili in esso adoperati e per i materiali necessari alla costruzione della fabbrica.

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La Società Officine provvide contemporaneamente all' acquisto dei terreni per l' edificazione dello stabilimento. La preferenza era per le aree situate a sinistra del torrente Pora e contigue alla ferrovia di cui era proprietaria la Mensa Parrocchiale di Finalmarina, predilezione dovuta ad un minore dislivello con la linea ferroviaria, con la quale era indispensabile raccordarsi per facilitare i trasporti. Le trattative con l'Arciprete di Finalmarina non riuscirono, per cui l'acquisto riguardò i terreni, sempre confinanti con la ferrovia, posti sulla destra del torrente Pora, in regione Isola, di proprietà dei Signori Fugardo Bernardo e Staricco Pierina in Piva.

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L'inizio della lavorazione

Le Officine di Finalmarina iniziarono a funzionare e a lavorare regolarmente il 22 Luglio 1907 con circa una settantina di operai. Quattro giorni dopo l' Ingegnere Comunale Giacomo Barusso eseguì una visita di controllo sul posto, dichiarando nella sua relazione, datata 26 Luglio 1907, che lo stato di avanzamento generale dei lavori era soddisfacente e che lo stabilimento corrispondeva alle condizioni ed alle esigenze contrattuali.

Fu stabilito il giorno 29 Luglio 1907 come data ufficiale per la determinazione dell'inizio dell'esercizio e per la conseguente decorrenza del premio da erogarsi dal Comune.

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Il personale

La Società Officine di Finalmarina iniziò la sua attività il 22 luglio 1907 occupando nello stabilimento una settantina di persone, numero che aumentò via via nel tempo. In base all'articolo 12 dell' obbligo 30 luglio 1906 la Società inviava mensilmente un elenco degli operai che si trovavano alle sue dipendenze. Nell' archivio comunale è stato rintracciato un elenco nominativo piuttosto importante, in quanto riferito ai primi tempi dell'esercizio dello stabilimento; esso enumera gli operai presenti alla data del 29 settembre 1907, la lista comprende numero 82 unità.

Il documento fornisce interessanti notizie circa la qualifica, l'età e il luogo di residenza.

Con riferimento alla qualifica i più numerosi risultavano falegnami e manovali, seguivano aggiustatori, battimazza, trapanatori, verniciatori, un guardiano diurno ed uno notturno. Tra i capi operai: un capo falegname, un capo segheria, un capo forge, un capo calderaio, un capo aggiustaggio, un capo verniciatori ed un capo manovali. Circa l'età si osserva che gli operai al di sotto degli anni 18 erano 19, di cui tre in età di anni 15, dieci in età di anni 16 e sei in età di anni 17. Era presente anche qualche persona un po' avanti negli anni: un manovale di anni 65, un altro di anni 63 ed un calderaio di anni 60. La maggior parte degli operai era tra i 20 e i 30 anni di età.

Riguardo infine alla residenza, 71 operai abitavano in Finalmarina, nove in Finalborgo, uno in Finalpia e uno in Pietra Ligure.

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II sussidio del Comune alle Officine di Finalmarina

Circa la corresponsione del sussidio da parte del Comune c'è da osservare che le prime otto rate furono regolarmente pagate nei termini e negli importi del contratto 30 luglio 1906.

Sulla base dell'articolo 7 di detta convenzione per ciascuna delle quattro rate da Lire 15.000 furono corrisposte Lire 10.000, le rimanenti Lire 5.000 vennero depositate in titoli di rendita dello Stato al 3,50%. Trascorso un quinquennio il deposito, unitamente agli interessi maturati, fu consegnato alla Società.

La nona rata (corrispondente al periodo 29 luglio 1915-28 luglio 1916) e le rate successive non furono soddisfatte, sia perché il bilancio comunale era in quel periodo fortemente deficitario, sia perché nel frattempo la Società Officine di Finalmarina, con la quale era stato concordato il premio, fu sciolta per far posto ad una società con denominazione diversa. Ne seguì una lunga controversia che si concluse con una transazione: l' Ente Comunale avrebbe corrisposto la somma di Lire 5.000 nell'anno 1923, con differimento poi al primo trimestre 1924. Non è stato comunque rintracciato alcun pagamento.

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Lo scioglimento delle "Officine di Finalmarina"

I documenti, sui quali è stata condotta la presente ricerca e che sono conservati presso il Civico Archivio Storico di Finale Ligure, non consentono una ricostruzione della vita dello stabilimento industriale successivamente al 1917.

Nel secondo semestre dell'anno 1917 la Società Officine di Finalmarina cadde in liquidazione: l'Assemblea Generale straordinaria degli Azionisti, in seduta del 3 agosto 1917, ne deliberò lo scioglimento anticipato. Divenne successivamente "Piaggio & Comp", allargò la propria produzione e si rivolse in particolar modo al settore aeronautico.

 
Partner

Carlo Croce, che risiede a Montevideo, ma con profonde radici calicesi e un legame indissolubile con il nostro paese ci presenta il suo sito web dedicato al mondo dell'agricoltura

montenativo

(per l'occasione il sig. Croce ha preparato una pagina in italiano per i lettori di Calice Ligure)